Per non sentirti più (il nuovo video)

Tratto dal romanzo “quello che le tue figlie non dicono” un inevitabile prequel al film “pranzo domenicale dai nonni” dal regista di “scusa mamma, volevo solo divertirmi”

Intervista #2

Seconda intervista realizzata da Andrea Gallo e Riccardo Pirola

Come nasce un disco – #11 Evasione pt. 2

Non voglio spendere troppe parole per questa traccia, vorrei parlasse da sola. Se siete qui e state leggendo, vuol dire che sapete benissimo a chi è riferita, a chi rende omaggio e perché, alcune persone mi hanno chiesto “perché parte due se la parte uno non esiste?” la parte uno esiste eccome, sarebbe finita in questo secondo disco, se il nostro amico Gilberto fosse stato ancora dei nostri, la canzone è stata registrata in sala prove(per fortuna quel giorno accesi il computer e registrai le prove), certo, la registrazione non è di qualità eccelsa, ma rende comunque l’idea (e sinceramente mi piace molto la resa, la profondità del tutto.) evasione pt.1 fu proposta poi nel famoso concerto del 4 dicembre 2010

Parlando della composizione del pezzo, la struttura è abbastanza insolita, avevamo un outro molto bello che usavamo per i concerti e abbiamo pensato stesse bene per la parte finale, l’idea per questa canzone è scaturita più che altro dal bisogno di dire certe cose, ed è anche stata ispirata da quest’altra, non dirò come, non dirò perché, ma ascoltatevela, è comunque una bella canzone, da uno dei dischi più belli usciti nel 2012.

I NEMESI vi ringraziano per aver seguito questa piccola parentesi dove abbiamo spiegato quello che volevamo dire in maniera più chiara, speriamo vi sia piaciuta
buon ascolto

Come nasce un disco – #10 Tu non sei un cavallo

Esatto, il titolo è una citazione dal famosissimo film “indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, la citazione è contenuta in un monologo che si sente dopo il primo ritornello

.

Il bisogno di citare questo film non è solo un modo per omaggiare uno degli attori migliori di sempre, Gianmaria Volontè, ma per la potenza e il significato di quello che viene detto.
La canzone parla appunto, in sintesi, di tutte quelle cose che durante la storia, il potere, occulta agli occhi del popolo… Ne vengono fatti alcuni esempi ad inizio canzone, l’anarchico Pinelli, la strage di Bologna, la sgangherata dinamica raccontata nelle prime ore dopo l’uccisione di Carlo Giuliani al G8, la misteriosa morte di Stefano Cucchi, il fatto più recente, che è stato quello che più mi ha colpito tra le notizie di cronaca degli ultimi tempi.
La canzone non entra nel merito del giusto e dello sbagliato riguardo gli orrendi fatti sopra citati, pone più l’attenzione su quanto sia facile per la nostra nazione nasconderci la verità, l’elenco infatti comprende 4 avvenimenti che coprono un lasso di tempo piuttosto vasto, questo per dare un’idea del fatto che è una cosa che ormai noi abbiamo quasi accettato come “normalità, si, perché è ancora più allarmante che periodicamente ci vengano sottoposte situazioni di questo tipo, e noi semplicemente ne possiamo solo prendere atto, aspettando tra una partita di calcio e l’altra che ci raccontino l’ennesima cazzatta confezionata ad arte per tenere buoni gli animi (e quanto siamo miseri nella nostra ignoranza, e quanto siamo miseri in questo stato, nel nostro stato). La colpa è sopratutto nostra, che ci facciamo ammorbare dalle stronzate che contornano queste notizie, gente che pensa solo a quanti goal ha segnato balotelli, che ride o si incazza per partite di calcio che niente hanno a che vedere con la propria vita, che pensa solo a quanto è figa la velina che si scopa il tal calciatore con la faccia da beota.
Non vorrei sembrare populista, o fare della facile retorica, ma è quello a cui assisto ogni giorno, mentre uscendo di casa mi imbatto nelle persone che uscite dal lavoro vanno a fottersi lo stipendio in una delle sale slot che appaiono come funghi ovunque. E noi siamo ancora qui a litigare su chi ha cantato meglio a x factor, su quale comico di zelig faccia più cagare, su quanto è zoccola Belen, sul figlio della Hunziker, che per dio…povero bambino, ma cosa cazzo me ne frega a me se una cretina che conduce un programma per deficienti, partorisce oppure no.
la canzone si chiude con questo riferimento, altro film immancabile

Come nasce un disco – #9 Il mare

In effetti con il tema centrale della canzone il mare centra poco, la canzone infatti tratta di una relazione sentimentale, passionale e morbosa, raccontata prima cercando di vederla con una logica quasi matematica, calma, pacata e misurata, che sfocia in una schizofrenia dovuta proprio alla natura di questi rapporti poco sani, che portano all’instabilità delle parti…
Il mare che vediamo apparire nella seconda parte della canzone è infatti il semplice traguardo metaforico rappresentato da quello che una coppia “normale” dovrebbe essere, il mare è il traguardo di ogni relazione sentimentale… il mare qui rappresenta sarcasticamente proprio quel traguardo idealizzato, il mare… “mi porti al mare quest’anno?” non so, come se il mare risolvesse tutto, calcificasse quel che c’è di buono e tutto il resto se lo portasse al largo, lontano da tutto.
Una stupida metafora per uno stupido ragionamento, qui sta l’ironia dell’averla chiamata in questo modo.
Il ritornello è l’ovvia conseguenza alla repressione di tutti i sentimenti che si reprimono durante questi rapporti, fino al momento in cui “niente sarà più come prima”… la tempesta, la quiete, il telefono e la casa in disordine sono quello che resta, gli insulti che se ne vanno con il non sentirsi più.

Come nasce un disco – #8 Non ti preoccupare

Non ti preoccupare nasce da una strofa ritrovata tra fogli vecchi, in sala prove, la prima strofa di questa canzone è infatti parte di un vecchio pezzo che facemmo io,Gilbe e Albo, in un gruppo di quelli che tiri in piedi per noia e che durano non più di un mese… ritrovato il foglio mentre riordinavo ho ritenuto che fosse semplicemente da adattare la metrica alla strumentale che già avevo, cambiare qualche cosa per farla entrare meglio nel tutto aggiungere una parte mancante, il ritornello e una seconda strofa. il pezzo parla della gabbia della routine giornaliera, da cui tutti dicono “prima o poi scappo” “appena ho l’idea giusta prendo e vado” ma poi, non va proprio così…

La parte finale è stata invece ispirata da una strofa di dj gruff che ho contattato personalmente e dopo avergli fatto leggere la parte in questione mi ha dato il permesso di usare la frase finale “cosa te ne fai di una bella giornata”.
buon ascolto.
(da 3:40)

Come nasce un disco – #7 In sostanza


E’ una canzone atipica per i nemesi, ambientata in una dimensione che sembra lo spazio aperto, con le voci che si sentono lontane, come se stessero cadendo nella serie di paranoie e preoccupazioni che il testo descrive. un buco nero (no doppisensi)
E’ probabilmente la mia canzone preferita del disco, la fase di composizione è stata molto semplice, volevamo esplorare delle atmosfere che non avevamo mai trattato, una cosa che si infilasse nell’ambient, che è un genere a me tanto caro, e con cui scasso le balle agli altri componenti spesso e volentieri.
La chiave per capire di cosa parla il testo sta tutta nel titolo e nel testo cantato prima del terzo ritornello (nel bridge, come si suol dire).

Come nasce un disco – #6 La sottile linea grossa


PROMETTO CHE DALLE PROSSIME SARO PIU SINTETICO, ma questa è la traccia principale del disco, quindi, mi spiace…

Entriamo nel lato oscuro del disco, fino ad adesso abbiamo scherzato, preso in giro, portato sfiga…da adesso tutto diventa serio, paranoico, cattivo e esagerato…

La sottile linea grossa nasce un venerdì sera in cui non avevo un cazzo da fare, e mi viene questa idea “iniziamo un pezzo come se fosse nel canale A di un mixer, tutto analogico, anche i synth non devono essere fatti con una tastiera, campioniamo trapani, lastre di ferro ecc, e le usiamo per ricreare i suoni che normalmente farebbe il sintetizzatore. a un certo punto come se un dj stesse mixando due canzoni separate, entra la stessa cosa ma suonata tutta completamente in digitale…sia il basso, che la chitarra, che la batteria che le voci, tutto sintetico. simbolicamente sarebbe il taglio tra una metà e l’altra del disco” questo era più o meno il messaggio che mandai ad albo, che era anche un po’ perplesso.
La sera stessa ci trovammo in sala prove, la canzone venne fuori nelle due ore successive, la perfezionammo durante il sabato e la domenica, con l’aiuto di fisk e gionson e moris. qui ci sono dei video di backstage che vi fanno vedere la bizzarra realizzazione del pezzo:

I sintetizzatori “veri”

 

La batteria

 

IL TITOLO
La sottile linea grossa è anche il titolo del disco, cercavo un qualcosa che definisse il “paradosso” senza però usare la parola stessa, all’inizio scelsi un “soldati senza guerra”, ma era troppo semplice, decisi comunque di stare sul tema del “conflitto” considerato il fatto che dovevo descrivere il conflitto interiore di qualcuno, volevo qualcosa che sembrasse davvero stupido a primo impatto ma profondo subito dopo, con varie chiavi di lettura, poi una sera nello stereo (nella macchina di moris credo) passava un pezzo de “il parto delle nuvole pesanti” che mi sembrò un nome parecchio “paradossale”, pensai che volevo comunque tenere una linea con il vecchio disco, essendo la prima metà sulla stessa lunghezza d’onda, e quindi scelsi il titolo di un film di guerra, storpiandolo lievemente per dargli quella sensazione che cercavo… ecco il perché della sottile linea grossa.

I RIFERIMENTI
All’interno della sottile linea grossa ci sono frasi che sembrano non avere un senso vero e proprio, questo per via di un paio di riferimenti, la prima parte della canzone è un testo di un nostro pezzo mai uscito che si intitolava Oppenheimer, da “il tuo dio ci caga stronzi perché il cielo è il suo problema” (dio ributta sulla terra la merda per ripulire posto in cui vive, come una casalinga spazza via la polvere e lo sporco), “l’atterraggio è una caduta e impattando col terreno sembra ovvio il segreto, non si può tornare indietro” l’uomo cerca in tutti i modi di collegarsi a quell’ideale di paradiso, ma come dice la frase successiva “l’uomo si ostina a voler volare perché siamo stati fatti per illuderci e sognare” non può e continua ad illudersi evolvendosi verso l’autodistruzione (bomba atomica), l’ultima frase è quella più misteriosa, se vi interessa capirla per come l’ho intesa io vi invito ad ascoltare questa canzone tratta da melma e merda, uno dei miei dischi rap preferiti

Intervista

Considerato che su mtv ormai passano solo cose che di musica non parlano, le radio sono morte, e comunque non verrebbero certo da noi a chiedere un’intervista, Andrea Gallo e Riccardo Pirola hanno quindi deciso di videointervistarci per permetterci di mostrare i nostri kg di lardo e le nostre bruttezze, mettendoci a nudo. (no dai, solo fisk si è spogliato).

Come nasce un disco – #5 Io porto sfiga

Questa canzone nasce come primo vero e proprio singolo del disco, uscita in anticipo di parecchio, è una canzone che racchiude e sintetizza in maniera personale la “trilogia” (passatemela va ) relativa ai media, che composta da cara barbara (televisione) parliamoci chiaro (musica “alternativa”) per non sentirti più (ricerca della notorietà a tutti i costi) pone invece i riflettori su di noi, e su tutti quelli che come noi fanno musica in italia, cercando di farla onestamente, con la passione e il sudore.

La canzone nasce quando, ancora sotto contratto con l’etichetta, “qualcuno” ci disse che dovevamo fare un “tormentone”, quel qualcuno ci pose come esempio gruppi e attitudini che niente avevano a che vedere con noi e il nostro modo di fare musica (facendoci anche cosi capire che eravamo nelle mani sbagliate), quella sera arrivai a casa e cominciai a spremermi le meningi, comincia a scrivere frasi ripetitive, ma tutto mi sembrava brutto e di plastica…anche il solo pensiero di “dover scrivere un tormentone” mi dava i nervi, pensai quindi di scrivere un tormentone sui tormentoni (xzibit.jpg) e di ironizzare sulla triste situazione in cui si trova un “musicista” in Italia, quando vuole far si che la sua musica arrivi a più persone (il perchè siamo a questo punto l’ho spiegato nella puntata 3 “parliamoci chiaro) senza però avere alle spalle una grossa produzione o in tasca un pacco di soldi. ne venne fuori questo anti-tormentone, che sfociava poi in una presa di coscienza, un memorandum per me e per chi avrebbe resistito fino alla fine dove ricordo,secondo noi nemesi, i valori che ci hanno portati a suonare, l’attitudine, il fatto che in queste canzoni che dall’esterno possono sembrare solo dei tentativi di arrivare a altro, c’è un lavoro minuzioso, sentimenti e passione, che non possono venire snaturati da personaggi e situazioni che niente hanno a che vedere con la musica e il cuore di chi si espone.

 

Nella canzone sono presenti due citazioni, due omaggi, uno agli offlaga disco pax (i cui fan non hanno gradito la nostra canzone) qui la canzone dove trovare il riferimento

 

L’altro a una leggenda, purtroppo non più vivente, che era Bill Hicks, se non lo conoscete siete persone orrende, e dovreste rimediare subito, qui il contributo da cui abbiamo attinto:

Come nasce un disco – #4 Cara Barbara

Ecco, questa è una canzone un po’ strana per il nostro punto di vista, tutto è nato dal ritornello, Un giorno mi sono detto “ma tu pensa a un uomo, un meccanico, un infermiere, un elettricista, insomma un onesto lavoratore, rimasto senza occupazione a causa della crisi, che per forza di cose non ha mai visto la televisione del pomeriggio, non ha niente da fare… solitamente avrebbe lavorato, e invece accende la tele, e si trova davanti questa donna, barbara. Barbara è una bella donna nonostante l’età, diciamo che ha le doti fisiche per piacere ai più, ecco. Barbara ha una faccia per la preoccupazione verso i problemi degli italiani, 30 secondi dopo, barbara, ha una faccia per l’allegria degli italiani, e 30 secondi dopo ha la faccia dello sgomento e dell’indignazione, perchè qualche politico ha rubato, o qualcuno ha ucciso…barbara insomma, come direbbe qualcuno “ha la faccia come il culo” (cit.).
e metti che questo la prende sul serio. che ne so, capita di sbagliarsi… magari qualcuno la prende davvero sul serio”

Ne consegue un tragicomico strascico di equivoci da parte del protagonista, che cerca, tramite una lettera aperta, di ingraziarsi la presentatrice, cercando di farsi notare con sgangheratissime proposte, avvelenato dal desiderio di diventare anche lui famoso in virtù di niente, o di un presunto talento auto riconosciutosi, ma che probabilmente non esiste. Pronto a tutto per fare i soldi, pronto a tutto per un po’ di notorietà, fino ad arrivare alla minaccia di morte, o alle proposte sessuali, ok…una forzatura, ma anche la caricatura di un sacco di gente che in realtà non è molto diversa dal nostro amico in difficoltà.
Il disegno di un paese dove avere una macchina lussuosa e mettere su famiglia sono le uniche preoccupazioni, dove essere un calciatore o un tronista è meglio che essere un rispettabile laureato, un posto in cui a tutti piacerebbe stare, insomma.

Come nasce un disco – #3 Parliamoci chiaro

Immaginate di essere in un supermercato, tutto ha un nome, un’etichetta, niente è lasciato al caso… tutto è definito per far si che il cliente capisca bene cosa sta per portarsi a casa, un modo logico per non fargli comprare per sbaglio qualcosa che non vuole, che potrebbe non piacergli, che butterebbe via. A poco a poco le cose si standardizzano, la gente vuple che le cose che compra abbiano la stessa qualita e le stesse identiche caratteristiche di quello che ha comprato il proprio vicino, a paritá di prezzo…le patate assumono tutte quella determinata forma e quel determinato colore, i pomodori sono tutti enormi e con la stessa circonferenza, gli yogurt sono puro zucchero con sopra disegnato un frutto diverso in base al colorante che hanno aggiunto. Abbastanza innaturale, ma funzionale e piu facile da vendere, e questo anche per i vestiti, dove ormai cambia solo la scritta che ci stampano sopra, o la musica dove tutto è minuziosamente catalogato, stando attenti che ogni cosa abbia un nome, non importa se faccia cagare, sia improbabile o non centri minimamente un cazzo con quello che c’è nel disco, l’importante è che chi compra si convinca che quello che sta ascoltando rispecchi quel che lui vuole che gli altri sappiano che lui ascolta. Da qui nasce la fastidiosa abitudine di trattare la musica come se fosse cibo, o vestiti, o un qualsiasi altro bene materiale. Da qui derivano gli imbarazzanti cliche che portano un “metallaro” a definirsi anticonformista, pur avendo una curatissima chioma di capelli ben imbalsamati, tutti lo stesso chiodo e tutti quella orrenda convinzione che salutarsi facendo le corna sia una cosa “metal”(e sticazzi?). Gente che si fa chiamare rock per cognome e passa tutta la feccia piu standardizzata solo per far fare cassa alla sua radio o alla sua lobby di amici che hanno bisogno di mangiare, perche non avendo voglia di trovarsi un lavoro vero, si sono inventati che fare musica è un lavoro. No. Fare musica è una passione, un’esigenza, una cosa che non puo dipendere da quanta fame hai a pranzo, o di quanti soldi hai bisogno per pagare il mutuo. Solo cosi la musica che fai non sará un prodotto, ma semplicemente l’espressione di quello che sei quando stacchi dalla vita, e ti dedichi alla cosa che piu ti piace fare con le persone che reputi alla stregua di una famiglia, per farlo. Non seguite quello che la radio vi dice di ascoltare, spegnete mtv, andate ai concerti, guardate i gruppi sudare dopo una giornata di lavoro, soffrire e sentire quello che stanno cantando, lasciatevi convincere da loro a comprare il loro disco, non da dei produttori di merda che vogliono solo vendervi della merda per tenere il livello generale basso per riuscire a vendervi altra merda solo perche voi non ve ne accorgiate. La musica non sta nei supermercati, la musica non ha razza o genere, la musica è quello che voi scegliete di ascoltare, sceglietelo con la vostra testa invece che farvi dire cosa va bene per voi da gente che non vi ha nemmeno mai visto in faccia.

Come nasce un disco – #2 Per non sentirti più

“Per non sentirti più” è una canzone che nasce più che altro da un’improvvisazione in sala prove dove si stavano provando i suoni e gionson, fisk e albo si sono messi a suonare qualcosa che ricordava molto lo stoner(anche se in realtà, probabilmente non centra niente :) ), infatti fino a due giorni prima della stampa del disco questa canzone si intitolava “stoner”. Il testo parla dell’ostinazione che oggigiorno attanaglia la maggior parte delle persone riguardo la notorietà, il voler ricercare l’attenzione e l’approvazione degli altri senza avere in realtà niente da dire o alcun talento, puntando solo sulle proprie doti estetiche o su sgangherate illusioni che gli stessi reality show alimentano, solo per avere nuova carne da cannone da sparare nelle loro edizioni, che tutto hanno meno che il termine che continuamente si ostinano a ripetere “talent”.

dei gruppi che nascono con il solo intento di finire in televisione, delle ragazzine che passano la giornata a cercare approvazione tramite autoscatti e atteggiamenti da “velina”, dei telegiornali che ci propinano servizi sulla moda e sulle tendenze del momento, tra un morto e una strage, della famiglia reale di inghilterra, che non ho mai capito perchè esiste e perchè a noi dovrebbe fottercene qualcosa di loro o di quello che fanno (che poi non ho mai capito nemmeno cosa fanno), della gente che si ostina a pensare che facebook sia la piattaforma per attuare la propria rivoluzione, parlando a vanvera dalla propria comoda poltrona e dimenticandosi che non è da una poltrona che si cambiano le cose (sempre che sia possibile cambiarle realmente), della sorella di francesco, che non ha ancora un nome, ma è gia finita malissimo. la colpa è in realtà nostra, che continuiamo a guardare questa merda, chi perchè pensa che sia intrattenimento, chi per alzare un pò la propria autostima attraverso questi squallidi personaggi che si rendono ridicoli, la prima cosa da fare sarebbe rifiutare questo schifo, spegnere la televisione, e cercare di cambiare seriamente quello che non ci piace, invece che farci cambiare a poco a poco da tutte queste cose che non ci piacciono.

…e pensare che doveva essere un pezzo ironico.

Come nasce un disco – #1 Fenice

Grazie alla potenza dell’internet, delle comunicazioni e delle scie chimiche, oggi cominceremo una piccola rubrica giornaliera dove spiegheremo brevemente che cosa intendiamo per “sottile linea grossa” che non è solo un gioco di parole, ma un concetto vero e proprio.

Iniziamo con Fenice.
Alcuni potrebbero dire di aver gia sentito questa prima traccia, infatti è stata composta nel 2010, è probabilmente la traccia più diretta e semplice del disco, nel suo significato, senza parole, con un crescendo che esplode nel finale. La canzone inizialmente comprendeva un massiccio uso di elettronica, che è poi stata sostituita dagli strumenti classici (fiati e archi) per dare una maggiore coerenza alla prima parte del disco, dove l’elettronica entra gradualmente fino ad avere il picco massimo durante la sottile linea grossa. A domani con la seconda traccia. buona giornata.

27/09/2013 ESCE LA SOTTILE LINEA GROSSA

Finalmente è uscito il nostro nuovo disco.
Se volete acquistarlo potete farlo direttamente dal nostro sito senza dover passare da intermediari.

 

Da qui potete comprare il disco in versione digitale:
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Da qui potete comprare il CD (fisico) e magliette che vi verranno spediti direttamente a casa:
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Da qui potete ascoltare il nuovo disco:
http://www.youtube.com/watch?v=POasycU_GVM&list=PLiTvqeU-VCRkdW-BQgxbKWYU2WLdegddd

 

Siamo anche su spotify!
Ci vediamo sulla strada.
-Nemesi

LA SOTTILE LINEA GROSSA VIDEO 2013

Conclusione campagna musicraiser.com

Ecco le persone che hanno contribuito alla produzione del nostro disco, non vi ringrazieremo mai abbastanza (ordine cronologico)

Davide Vaghi
Alessio Spleen Castello
Stefano Broggini
Vincenzo Loria
Stefano Badiali
Ben Bensku
Pierpaolo Villa
Gaelle Derrien (brava gaella)
Max Giudici
Ale Negretti
Marco Malpetti (sei un pazzo)
Patrizio Boschi
Mattia Barni
Paola Sala
Stefano Caroli
Graziella Riva
Pietro C. Peio
Davide Valli
Alberto Apassiti
Fabio Kai
Simone Savogin (immenso savo)
Chiara Andreani
Elena Perissotto
Carlo Croce (granito)
Aaron Torauma Boss (ciao aabo)
Gianluca Lo Iumbe Labriola
Lisa Riviva (aka Silvia Riva)
Fabiano Giudici (double fab!)
Davide Russomanno
Chiara Pace
Stefania Riso
Andrea Ferrara (frenk)
Luca Tavera
Tommaso Natali
Tiziano Tornatore (ciao tiz)
Giuseppe Ferrara
Pietro Mussi
Alessandro Golinelli
Ireneo Salvaterra
Davide Scorzelli (grazie Davide, love you)
Samuele Di Stefano
Gabriele Cesana
Marco Orsenigo (bravo Marco, forza con il live pack)
Francesco Post
Riccardo Battistin
Marco Guerrini
Gianmarco Corbetta
Francesco Rendina
Stefania Riso
Irene Bertazzoli
Nicola Fugazza
Antonio Jack Covelli
Lucas Bertoletti
Giada Grandolini
Stefano Magno
Marco Toninato
Alessio Dossi
Francesco Valcarenghi
Stefano Cattaneo (mitico ste, anche tu pronto per il live)
Elisa Barni e Luca Bomben (grazie ragazzi ;) )
Teo Petruz
Francesco Scotch Rosa
Ferran Pérez Martín
Zonzo L’Uomo Delle Favole
Gabriele Brambilla
Marco Gasbarro

Maglietta esclusiva Music raiser

Campagna music raiser –> http://www.musicraiser.com/projects/700-nemesi-produzione-nuovo-disco

Nemesi digital store

Finalmente puoi comprare i nostri dischi in formato digitale senza intermediari.

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IL RUTTO DELLA FENICE

Il video dimostrativo qui sotto si riferisce al pedale costruito a mano dal buon Albo.
Da tempo si cimenta nella creazione di pedali e hardware, per maggiori informazioni scriveteci a info@nemesiband.com